Nel 1951 in un articolo intitolato L’Avvenire di Sardegna – pubblicato nella rivista «il Ponte» fondata da Piero Calamandrei – Emilio Lussu descriveva le doti dei sardi. Sosteneva che le tanto decantate qualità ataviche, «onore, coraggio, disciplina lealtà», erano delle favole. E poi seguiva la celebre frase: «Non siamo né migliori né peggiori degli altri: il fascismo si affermò anche da noi, vile imbroglione e caporalesco».
Poche righe dopo, però, aggiungeva che i caratteri di umanità sublime – queste sono le parole che usa Lussu – offerta al bene generale non potevano essere meglio espressi che dal sacrificio con cui «tanti sardi in guerra, nella lotta partigiana, pur lontani dalla propria terra, nella lotta politica, hanno spontaneamente e semplicemente offerto la propria vita per la vita di tanti altri, anche sconosciuti».
La guerra partigiana, oltre al gigantesco e decisivo portato politico che è alla base della nostra democrazia, è stata anche questo: umanità e passione accompagnate naturalmente da contraddizioni, dilemmi, esitazioni, salite e discese spesso vertiginose. Quando voglio entrare in contatto con gli uomini e con le donne che hanno combattuto il nazifascismo, riparto da qui, cioè dalle tante pagine di testimonianza, dalle lettere, dai diari dei partigiani dove si trovano il tormento e la partecipazione che hanno animato quella scelta di oltre ottanta anni fa. Ed emerge sempre qualcosa di nuovo, di intenso, di decifrabile con l’immediatezza, seppur circoscritto al durante.
Lo faccio e lo suggerisco perché questo è un modo per ritrovare vicinanza con quella esperienza, come ha spiegato molto bene anche Chiara Colombini in un libro intitolato, non a caso, Storia passionale della guerra partigiana pubblicato qualche anno fa dall’editore Laterza. Le passioni ci uniscono e ovviamente ci dividono, è normale.
E la sostanza di quella passione, in forme, linguaggi, contesti molto diversi, credo sia ancora dentro molti di noi. L’abbiamo vista negli occhi delle e dei migliaia di giovani che hanno manifestato in tutto il mondo contro il genocidio dei palestinesi.
L’abbiamo vista nelle manifestazioni a Londra, Berlino, Minneapolis, Los Angeles e in tutto il movimento «No Kings» contro le discriminazioni razziali, la compressione dei diritti, la deriva autoritaria che spaziano dalle politiche oltreatlantico sino, purtroppo, al nostro piccolo mondo, o al vicinato. Il razzismo è una pianta molto difficile da estirpare. E ricresce continuamente e dappertutto.
Abbiamo visto questa passione civile a Cagliari negli occhi dei familiari del deportato Mario Giovanni Pani mentre è stata posata la pietra d’inciampo in viale Sant’Avendrace. L’abbiamo vista quando a Sassari abbiamo ricordato Dino Col e Giovannico Biddau assassinati a Flossenbùrg.
Ritroviamo questa passione in tutti i costruttori di pace e di speranza, in tutti e tutte coloro che ogni giorno nel proprio luogo di lavoro, in famiglia, per strada difendono l’inclusione contro la discriminazione, promuovono il dialogo contro la politica della forza, affermano la critica della conoscenza contro la semplificazione e l’inaridimento della sopraffazione.
Questa passione, antidoto all’ambiguità e all’indifferenza, si chiama ancora oggi come allora antifascismo e non conosce crisi perché vive e si rinnova tutti i giorni nella pluralità delle nostre esperienze, nelle nostre parole, nelle nostre asperità e difficoltà di uomini e di donne che non accettano e mai accetteranno l’inevitabilità della guerra e della prevaricazione.
Proprio perché, chi la guerra ha combattuto ottanta anni fa per affermare gli ideali di libertà, ne ha sancito il ripudio inappellabile anteponendo ad essa il lavoro, i diritti, l’uguaglianza, la solidarietà in 12 articoli immodificabili. A questi ne sono stati aggiunti altri 127. Il 27 dicembre 1947 è stata così promulgata la Costituzione italiana nata dalla Resistenza che ancora una volta – una maggioranza di votanti contro la posizione del governo in carica – ha deciso che non si tocca. Va bene così!
Difendiamola e lottiamo ancora per applicarla, tutti i giorni, nei percorsi diversi delle nostre vite!
(Discorso da me pronunciato a Cagliari alla conclusione della manifestazione per la Festa della Liberazione il 25 aprile 2026)
