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Il saggio è morto (o non lo compra più nessuno?)
(7 settembre 2012) In Italia il saggio è morto (o quasi). Ovviamente scherzo (o quasi). Scorrendo le classifiche della "saggistica" di questi tempi, viene da chiedersi: che c'entra Andre Agassi con questa nobile distinzione dell'opera scritta? O meglio, forse, che c'entra l'ex tennista con ciò che io (e non solo io, naturalmente), definisco "saggio". E' da tempo che osservo le graduatorie dei libri più venduti in Italia e sistematicamente sono colto da una certa contrarietà. Senza andare molto lontano, ecco la top ten di questa settimana tratta dall'inserto "La lettura" del Corriere della Sera.
 
Al primo posto il già richiamato Agassi con l'autobiografia "Open". Al secondo un bravo giornalista, Gianluigi Nuzzi, che però non ha dato alle stampe un saggio ma un'inchiesta: "Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI". Poi arriva "Il sale della vita", pamphlet di successo di una seria antropologa francese, Françoise Héritier, e tiriamo un sospiro di sollievo. Continuo con Serena Dandini, con la misteriosa Stella Black che ci propone le sue avventure (erotiche, ma non solo) e con l'immarcescibile Luciano De Crescenzo.

Al settimo posto fa capolino un giornalista di spessore, Massimo Gramellini, che pubblica storie sentimentali dei suoi lettori con "Cuori allo specchio". Quindi si scopre che tanti italiani hanno acquistato il "saggio" di Alessandro Del Piero con Maurizio Crosetti, "Giochiamo ancora". Segue "Il coraggio di sognare", una sorta di volume gadget della popolarissima boyband di bellocci, "One Direction". Il decimo posto lo guadagna Giampaolo Pansa (sul quale non mi pronuncio), preceduto da un altro saggista tra virgolette, Carlo Verdone e la sua storia di vita.

Per arrivare a un saggio degno di questo nome, a uno scritto critico che in qualche modo ci riporta alla tradizione del genere letterario, bisogna giungere al 12esimo posto con Philippe Daverio, "Il museo immaginato", o al 15esimo con Edmund de Wall, "Un'eredità di avorio e ambra".

P.S. Per curiosità, ma solo per curiosità, si legga la pagina Pdf allegata qui sotto del primo numero del 1 novembre 1975 dello storico inserto "Tuttolibri" di Carlo Casalegno, tratto dall'archivio de "La Stampa", allora diretta da Arrigo Levi. Oltre a una perla di Giulio Einaudi sulle letture degli italiani (dove il grande editore lamentava l'ingresso del consumismo nel mondo della cultura...), si riporta una cauta classifica sperimentale dei libri più venduti curata all'epoca dalla società Demoskopea dove, per la saggistica, spuntano i nomi di Enzo Biagi (Italia), Indro Montanelli (Storia d'Italia), Renzo De Felice (Intervista sul fascismo), Paolo Sylos Labini (Saggio sulle classi sociali), Ugo La Malfa (L'altra Italia). Per tutto il resto c'era la categoria, "Varie". E qui mi fermo.  

(walter falgio)



pdf La Stampa Tuttolibri 011175
Commenti inviati
daniele casale ha scritto Lunedi, 17 Settembre 2012 alle ore 18:46

parole....sagge! ma forse la risposta alla tua domanda e' questa: i saggi non sono piu' quelli di una volta (e si sono fatti soppiantare anche dai tennisti!) semplicemente perche' gli autori (penso agli storici, i grandi storici, per esempio) non esistono piu'...sara' ripetitivo, ma in questo caso cade a fagiolo "quattro saggi sulla liberta'" del buon berlin...

Francesca Madrigali ha scritto Sabato, 22 Settembre 2012 alle ore 15:17

a dire la verita' mi stupiscono piu' gli italiani del 1975 che quelli odierni! i saggi sono ancora letti, ma certamente richiedono una attenzione e una volonta' di applicarvisi che non tutti abbiamo (o abbiamo solo a momenti). quanto alla qualita' dei libri piu' venduti (caratteristica che raramente corrisponde al loro valore), vogliamo stendere una colata di asfalto pietoso sulle "Sfumature di vari colori" che hanno tanto successo e al cui confronto Suor Germana è una fine scrittrice di saggistica?

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