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Auschwitz
Auschwitz
Rom e Sinti,l’Olocausto dimenticato
L'Unione Sarda - Domenica, 27 Gennaio 2008

Schedatura di un prigioniero zingaro. Č il n. Z-63598. La lettera Z sta per Zigeuner

Gli zingari uccisi da Hitler nell’Europa della seconda guerra mondiale furono oltre 90mila. A questi si aggiunga una quantità di vittime provenienti da Unione Sovietica, Serbia e Ungheria, ancora difficile da quantificare. Si conterebbero così almeno 200mila morti. I numeri sullo sterminio di Rom e Sinti, i gruppi etnici presenti nell’area germanica, con molta probabilità sono destinati a crescere perché ad oggi la storia della persecuzione nazista per motivi razziali degli zingari è in buona parte da scrivere. «Esistono solo stime approssimative del numero di zingari trucidati durante la Seconda guerra mondiale», sottolinea Michael Zimmermann, uno dei massimi esperti in materia.

Questo capitolo della pratica del genocidio nazista, marchiato in lingua romanes con la parola Porrajmos, è stato aggiunto di recente sui libri dedicati alla Shoah. Ed è stato assunto a pieno titolo come tema centrale del Giorno della Memoria che si celebrerà a Cagliari venerdì 1 febbraio su iniziativa dell’Università, delle scuole e dell’Istituto per la Resistenza. Recentissimamente sono affiorati anche i contorni della persecuzione dei Rom messa in atto dai fascisti.

Dagli studi di Mirella Karpati e Giovanna Boursier si scopre che l’Italia del ventennio mise in piedi una politica di persecuzione degli zingari e che la Sardegna fu una delle destinazioni per i deportati. Le parole di Rosa Raidic riprese nella rivista Lacio Drom sono: «Mia figlia Lalla è nata in Sardegna a Perdasdefogu il 7 gennaio 1943, perché eravamo lì in un campo di concentramento ». Si tratta di una delle rare testimonianze di una zingara internata sotto il fascismo. Difficile pensare però che a Perdasdefogu esistesse un vero campo di concentramento attrezzato. È invece molto probabile che alcuni zingari deportati si fossero G stabiliti nel paese sardo in presenza di un campo di internamento o di sosta spontaneo.

Carlo Spartaco Capogreco, nel libro I campi del duce pubblicato da Einaudi, non conferma questa ipotesi mentre ritiene, con le parole di Annamaria Masserini, che gli zingari «si disperdessero nell’interno dell’isola e che badassero a se stessi». È certo dunque che a partire dall’11 settembre del 1940, data di una circolare del ministero degli Interni che ordina rastrellamenti e concentramenti di zingari in tutto il Paese, la Sardegna fosse stata scelta come sede di internamento. Lo storico Claudio Natoli precisa: «È ormai documentata l’esistenza di campi nel Molise, a Boiano e Tossicia, dove le condizioni erano particolarmente degradanti, e ad Agnone, ma si riscontrano internamenti di Rom anche alle Isole Tremiti, a Perdasdefogu in Sardegna e nel grande campo di Ferramonti, in provincia di Cosenza».

La persecuzione e lo sterminio dei Rom in Europa durante l’ultima guerra affonda le radici in un pregiudizio antico che per quanto riguarda la Germania passa anche attraverso le pratiche discriminatorie dell’Impero guglielmino dei primi del Novecento. Un pregiudizio che oggi sarebbe falso definire sopito. Secondo Hitler i Rom come gli ebrei dovevano essere annientati dopo aver subito la disumana violenza della deportazione. L’escalation dell’orrore prende avvio nel 1933 con le sterilizzazioni di massa e gli internamenti. Considerati inizialmente "asociali", gli zingari della Germania furono ben presto classificati di razza inferiore e corrotta, affetti da criminalità ereditaria, in virtù di farneticanti tesi dell’eugenetica e dell’antropologia positivistica.

I campi di concentramento cominciarono a riempirsi di persone bollate come mendicanti, cartomanti, indovini, accattoni, vagabondi. A dicembre del 1938 arrivò il primo decreto contro la "piaga degli zingari" emanato dal comandante delle forze di sicurezza del Reich, Heinrich Himmler. Il terrore della pulizia etnica nazista sfociò nelle deportazioni di massa verso i campi di sterminio.

Nel 1941 cinquemila Rom rinchiusi in condizioni estreme nel ghetto polacco di Lodz furono gasati nel campo di sterminio di Chelmo. Alla fine del ’43 Himmler autorizzava la deportazione di oltre 14mila Sinti tedeschi ad Auschwitz. Anche per gli zingari si aprivano i cancelli del terrificante universo concentrazionario. La strada verso la disumanizzazione e l’annientamento di tutta la persona era segnata. Ad Auschwitz i bambini Rom furono sottoposti agli esperimenti di Josef Mengele. Alcune storie raccapriccianti sono raccontate da Barbara Richter, cavia dell’“angelo della morte” e testimone delle sue atrocità: «Il dottor Mengele mi ha presa per fare esperimenti.

Per tre volte mi hanno preso il sangue per i soldati. Allora ricevevo un poco di latte e un pezzetto di pane con il salame. Poi il dottor Mengele mi ha iniettato la malaria. Per otto settimane sono stata tra la vita e la morte…». E ancora: «Ricordo in particolare una coppia di gemelli. Guido e Nina di circa quattro anni. Un giorno Mengele li portò via con sé. Quando ritornarono erano in uno stato terribile. Erano stati cuciti insieme, schiena contro schiena, come i siamesi». Nessuno dei 300 bambini Rom nati ad Auschwitz sopravvisse.

Anche questo è stato Porrajmos, la distruzione totale. Come Shoah, questa parola rappresenta la fine della civiltà e l’abisso dell’orrore. Una storia negata, «persino evitata e trascurata », dice Boursier. La prima giornata di commemorazione dei Rom e Sinti sterminati dal nazismo si è svolta al museo dell’Olocausto di Washington soltanto nel 1994.



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