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Dietro il nome di Denis Marti, re dei film a luci rosse, erede di Rocco Siffredi, si nasconde un trentaquattrenne nato e cresciuto in Sardegna. Senza tabł
L'Unione Sarda - Sabato, 10 Febbraio 2007

È l’unico attore e regista porno sardo di successo. Lavora in Repubblica Ceca dove, dice, la sua professione si può svolgere «alla luce del sole». Oggi è legato alla Hustler, la compagnia cinematografica statunitense di Larry Flynt, controverso editore reso celebre da un film di Milos Forman. Si fa chiamare Denis Marti, pseudonimo che nasconde un cognome sardissimo: «Il mio nome vero appartiene anche alla mia famiglia», quindi preferisce non rivelarlo. A 34 anni è un affermato imprenditore del cinema a luci rosse, ha diretto 30 film e recitato in 500 produzioni. Un record, senza però dimenticare la qualità. Nel suo sito, vietato ai minori, Denis assicura che i film da lui diretti sono un concentrato di «vera passione». Perché il segreto, al di là di trucchi e finzione, è quella «vibrazione» che si percepisce tra gli attori. Denis Marti è un gentiluomo, disponibile e cortese. Si dichiara un ragazzo normale lontano dalla figura dello stallone impenitente. Ci tiene a prendere le distanze da un certo modo becero di vedere il sesso. Una delle cose di cui va fiero è che le donne dichiarino non ci sia sciovinismo maschilista nei suoi film. Da Il piacere è tutto mio a Due bombe così, passando per Doppio incastro, Denis ha fatto la sua solida parte in una valanga di titoli, in coppia con superstar come Eva Henger, o al fianco di inequivocabili interpreti come Henry Sequoia e Luca Bazooka.

Perché la scelta di fare il porno attore?
«La scelta è stata condizionata dal caso. Mi si è presentata l’occasione 7 anni fa a Milano e mi è parso giusto coglierla: ho visto la possibilità di fare carriera».

Cosa significa performer?
«Il termine performer è legato soprattutto al fatto che da circa dieci anni una larga fetta di mercato è occupata dalle cosiddette produzioni all-sex dove non contano le capacità recitative ma è fondamentale la performance sessuale».

Che altri lavori e che studi ha fatto?
«Ho studiato Lettere moderne. Mi sarebbe piaciuto proseguire nell’ambito della letteratura ma ho il dubbio che siano più gli utenti di film per adulti dei lettori».

È sufficiente essere “ben dotati” per fare il porno attore?
«Le doti fisiche contano relativamente. Un buon performer si nota dal fatto che sia in grado di garantire la riuscita della scena in qualsiasi condizione, che sappia reggere la pressione del set, che sappia instaurare un feeling con le colleghe».

Che dire del suo rapporto con le donne al di là del set?
«Il mio rapporto con le donne è normale, anche se a volte ci possono essere pregiudizi, un mix di curiosità e sospetto. Ma superata quella fase il rapporto è uguale a quello che può avere chiunque altro».

Nel sesso è stato precoce come il suo collega Rocco Siffredi?
«Non mi considero né un tombeur de femmes né un amatore da Guinness dei primati. Credo e spero di essere un ragazzo normale ».

Un film è finzione: ma quanto c’è di vero nel porno?
«Il film è rappresentazione e per far questo si usa una serie di tecniche che una volta svelata può rovinare l’illusione. Ma è anche vero che durante una scena hard si crei un feeling particolare tra i partner. Questo elemento rende la scena speciale e chi guarÈ da coglie tali vibrazioni».

Perché ha scelto di lavorare in Repubblica Ceca?
«Perché è un paese tollerante nel quale è possibile fare questo lavoro alla luce del sole. Qui si è creato un polo a livelli quasi industriali di produzioni hard».

Come funziona il reclutamento dei porno attori?
«Tramite agenzie di casting e case di produzione. Le ragazze rispondono ad annunci e si sceglie se indirizzarle al soft, hard, solo foto, video in base alle loro inclinazioni».

Che rapporto ha con la Sardegna?
«Per me la parola casa significa ancora e sempre Sardegna. Mi considero un cittadino del mondo, ma se devo dire da dove provengo, dico Sardegna. A volte però mi capita di provare rabbia per le tante cose che da noi ancora non vanno. Soprattutto quando parlo con amici che vedono i loro tentativi di migliorare frustrati da un sistema ancora arcaico».

Come ha reagito la famiglia alla sua scelta professionale?
«Ho la fortuna di avere una famiglia splendida».

Luogo comune vuole che i sardi a letto se la cavino niente male. In base alla sua esperienza di regista hard, conferma?
«Non ho mai avuto l’occasione di dirigere attori sardi, anche perché credo di essere l’unico sardo a fare questo lavoro in maniera professionale. Riguardo alle doti però credo che si tratti appunto di un luogo comune. Comunque è una cosa che potrebbe confermare qualche mia collega donna. Mi informerò».



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