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Una immagine della Marcia su Roma
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Solinas, il generale fascista che si oppose ai nazisti
L´Unione Sarda - Sabato, 27 Agosto 2005

Solinas (al centro) con gli ufficiali della Rsi a Milano

La storia del generale bonorvese Gioacchino Solinas è stata relegata colpevolmente in un cono d’ombra della memoria per 60 anni. Difficile trattare la biografia di un ufficiale del regio esercito che combatté contro i tedeschi durante la resistenza romana di Porta San Paolo e che, poco dopo, aderì alla Repubblica sociale italiana. Difficile e scomodo. Tanto meglio dimenticare, cassare l’episodio sciagurato e far sparire le prove. Dal libretto personale del militare sardo, custodito nell’Archivio centrale dello Stato, qualcuno ha strappato le ultime pagine. La carriera si interrompe quel fatidico 8 settembre del 1943. Su ciò che è successo dopo, è meglio tacere. A ricostruire la vicenda di un personaggio che frettolosamente potrebbe essere etichettato come “fascista antitedesco”, ci pensa ora Daniele Sanna, dottorando di ricerca sassarese nell’Università di Pavia, che in un libro pubblicato da AM&D Edizioni di Cagliari traccia un profilo documentatissimo del generale.

Da Porta San Paolo a Salò (12 euro, 171 pagine) è interessante prima di tutto perché riporta una memoria inedita di Gioacchino Solinas. La sua schietta e personale versione dei fatti, ritrovata casualmente tra le carte di un altro generale senza peli sulla lingua, Antonio Tedde di Torralba che invece passò coi partigiani. Del quale è stato pubblicato il diario a cura dello stesso Sanna per Franco Angeli editore: Un ufficiale scomodo dall’armistizio alla guerra di Liberazione. La memoria di Solinas avrebbe dovuto esser parte di un’opera da scrivere a quattro mani con Tedde tra il 1966 e il ’67. Non se ne fece nulla ma per fortuna sono tornate alla luce 80 cartelle che aiutano a capire drammi, contraddizioni, spaesamento di un comandante allo sbando.

Aiutano a decifrare le ragioni di una scelta. Su un altro piano, invece, stanno le circostanze occasionali che dirottarono l’ufficiale verso la Repubblica sociale. Per uno come lui, sorvegliato e ricattabile, in quel momento, a Roma, i margini di manovra erano piuttosto ridotti. Allontanarsi sarebbe stato un azzardo nonostante avesse stabilito contatti con i partigiani. E non bisogna dimenticare, sottolinea Claudio Pavone, che «la scelta per la Rsi fu spesso la fuga da un momento della verità che avrebbe dovuto costringere a ragionare fino in fondo: prospettiva questa per i fascisti, la più paurosa». Solinas fece la sua scelta: «E non so dire se giusta o sbagliata: lo dirà la storia. Se sbagliata, ho pagato. Ma allora ed ora la coscienza mi ha sorretto e mi sorregge perché ho operato solo al servizio e per il bene dell’Italia». Come tanti altri ufficiali costretti a non abbandonare la capitale, anche il generale sardo cercò di attraversare indenne la “città aperta” e disastrata dopo l’armistizio. Tra panico, confusione, minacce di deportazione. E soprattutto, dopo aver fronteggiato i tedeschi al comando della divisione Granatieri di Sardegna, non fu facile passare inosservato ed evitare i rastrellamenti. È utile ricordare il giudizio che espresse Renzo De Felice in “Mussolini l’alleato”: «Oltre che per il senso del dovere dimostrato, il caso dei granatieri merita di essere ricordato perché essi erano agli ordini del generale Solinas di cui erano noti i sentimenti fascisti e che, ciò nonostante, fu tra i generali uno di quelli che nei giorni immediatamente successivi all’armistizio si comportarono meglio».

Dalle 22.10 dell’8 settembre sino alle 16 del giorno 10, i Granatieri sopportarono quasi da soli il peso della difesa di Roma, spiega Daniele Sanna, dopo che la barriera esterna composta dalle divisioni Piacenza e 220a costiera fu letteralmente sgominata dai tedeschi. A complicare le cose si aggiunsero gli ordini assurdi in quella circostanza di far convergere le divisioni Ariete e Piave verso Tivoli, nonostante la pressante richiesta di rinforzi avanzata da Solinas. Ma la scala gerarchica del comando militare di Roma si era spezzata. Tra fughe e defezioni, le truppe avevano perso i punti di riferimento. Solo la Granatieri resisteva. Sino al cessate il fuoco che arrivò alle 16.10 del 10 settembre. Il comandante dirà: «Il supremo dovere militare imponeva a me e ai miei fedeli collaboratori un sacrificio durissimo: l’obbedienza ad un ordine del quale si intravedeva l’inutilità». Emilio Lussu ne “La difesa di Roma” riconobbe che «con un minimo di organizzazione preordinata, d’accordo con l’esercito, e con l’iniziativa dei suoi comandi, l’ingresso a Roma per Porta San Paolo sarebbe stato un’operazione che il giorno 10 avrebbe reso impossibile ai tedeschi». Ma, si sa, corona e governo tagliarono la corda consigliando un bel “tutti a casa” e ben poco si fece per difendere l’Urbe. L’ordine per gli ufficiali fu: «Vestire l’abito borghese, evitare la cattura e, chi è in grado di farlo, raggiungere la propria famiglia». Solinas restò a Roma, non volle allontanarsi dai suoi soldati. L’11 luglio del ’45 il generale di Bonorva fu condannato dalla Corte straordinaria d’Assise di Milano a 20 anni di carcere per aver aderito alla Rsi e accettato il comando regionale della Lombardia. Fu accusato anche di aver costituito un tribunale militare speciale.

Lui si difese sostenendo che nel periodo del suo comando a Milano, 10 mesi da novembre ’43, si registrarono 30mila esoneri, 6500 militari internati in Svizzera furono rimpatriati e 3500 disertori coperti. E i repubblichini lo destituirono pure dall’incarico. «Da me non è stato mai ordinato nessun arresto, nessuna convocazione di Tribunale straordinario, nessun rastrellamento di partigiani», dichiarava Solinas. La vicenda giudiziaria si concluse bene per lui, la Corte d’Assise di Roma lo scagionò. Solinas morì nel 1987 a Sassari all’età di 94 anni. Un’immagine del ’75 lo ritrae nella caserma “Gonzaga” della città durante un raduno di bersaglieri, avvolto dal piumetto d’ordinanza. La giacca è stracarica di medaglie e lo sguardo fermissimo come se tentasse di ingrandire qualche fotogramma della memoria ancora poco chiaro. Ancora troppo controverso.



pdf L'articolo nella pagina dell'Unione Sarda
Commenti inviati
Michele Gutierrez ha scritto Mercoledi, 28 Agosto 2013 alle ore 20:27

Almeno l´unione ripubblicherà´ l´articolo del 25 agosto 2005 per ricordare un grande sardo

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